"Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe".
Ammonito da questo proverbio dei Nativi d'America, chi non è mai stato Consigliere di Stato dovrebbe essere prudente nel criticare l'attuale Governo del Cantone Ticino.
Eppure diventa difficile ignorare un crescente disagio. Non tanto fra i politici (per i quali ci sono anche calcoli "da bottega") quanto nella società civile.
Si ha l'impressione di vivere alla giornata, di navigare di notte con i fari spenti, di vedere bloccata ogni iniziativa.
Da più parti si chiede al Consiglio di Stato di essere il Consiglio di amministrazione dell'azienda Ticino. Un consesso strategico e non il semplice "club" dei direttori di cinque aziende con compiti diversi anche se con un unico finanziatore.
Questo finanziatore non è il DFE - Dipartimento delle Finanze e dell'Economia.
I cittadini e le aziende che pagano le imposte, aspettano segnali chiari prima di rinunciare a servizi o di mettere mano al portafogli; anche per pochi soldi.
I Comuni ed altre forze della società civile sono pronti al dialogo e alla collaboraziione.
Chiedono però un atteggiamento diverso.